RELAZIONE SULL'INDIRIZZO TEORICO-CULTURALE E METODOLOGICO
DELL'ISTITUTO DI PSICOTERAPIA INTEGRATA


  • Premessa

    Da diversi anni c'è una attenzione crescente verso l'integrazione in psicoterapia da parte dei ricercatori e dei clinici (Wolfe, Goldfried,1988; Arkowitz,1992; Poznanski , McLennan, 1995; Arnkoff, 1995).

    Esistono diverse motivazioni a questa linea di tendenza:
    a) un bisogno di natura clinica di far crescere l'efficacia delle terapie
    b) la necessità di promuovere ricerca sulle procedure terapeutiche delle varie scuole, per selezionarne quelle più efficaci
    c) la necessità di una rielaborazione degli elementi comuni, teorici ed operativi, dei diversi modelli

    L'interesse attuale di integrazione in psicoterapia può essere diviso in tre aree:
    1) fattori comuni
    2) integrazione teorica
    3) integrazione tecnica

    1) Poznanski e McLennan (1995) notano come molti studi comparativi di interventi psicoterapeutici secondo modelli diversi non hanno trovato differenze significative.
    Questa è una delle ragioni per l'interesse diffuso ai fattori comuni tra scuole di psicoterapia diverse.
    Ciò non vuol dire che tutti gli aspetti importanti della psicoterapia siano simili nelle diverse scuole.E' importante piuttosto, cercare ciò che vi è di comune e ciò che vi è di specifico, specialmente in relazione ai risultati (Arkowitz,1992).
    Vi è la necessità di un lavoro di accordo su unità teoriche fondamentali e su un linguaggio condiviso per superare le barriere proprie di ciascun orientamento.
    Mentre l'integrazione teorica dà importanza all'integrazione delle differenze, l'approccio sulla base di fattori comuni cerca di astrarre le somiglianze fra le diverse terapie. Grencavage e Norcross (1990) hanno condotto uno studio sui fattori comuni, in particolare per quanto riguarda quelli relativi ai processi di cambiamento. Fra questi risultano rilevanti l'acquisizione di consapevolezza dei problemi in termini reali, l'espressione delle emozioni, l'acquisizione e l'esperienza di nuovi comportamenti. Per quanto riguarda le caratteristiche dei terapeuti è stata identificata una serie di descrittori positivi come il calore umano, la comprensione empatica, le aspettative positive dal proprio lavoro con i pazienti. Questi fattori risultavano collegati fra loro. Fra i fattori comuni, Wiser e Goldfried (1993) hanno considerato l'esperienza emotiva, mentre Hayes (1994) ha esaminato il ruolo dell'accettazione, cioè dell'esperienza piena degli eventi e quello della relazione terapeutica, che costituiscono un fattore potenzialmente assai importante di integrazione.

    2) Mentre la ricerca dei fattori comuni è mossa dall'interesse negli aspetti comuni attraverso le varie scuole, la integrazione teorica riguarda la combinazione di elementi di teorie esistenti in nuovi costrutti teorici.
    Lo scopo dell'integrazione teorica è di incorporare alcuni dei punti di forza e di contributi di ciascun approccio selezionando gli elementi che possano andare insieme in modo che possa esser costruita una sintesi coerente, anche se, nel complesso, le teorie restano assai diverse (Wachtel, 1991).
    In questa maniera i modelli psicoterapeutici si uniscono per produrre un approccio con nuove caratteristiche non contenute in precedenza in nessuno.
    Schwartz (1991) si riferisce a un "sistema aperto" che consente sia l'interazione delle componenti esistenti, sia "l'entrata" di nuovi elementi e "l'uscita" di vecchi elementi.
    Con una impostazione "a sistema aperto" l'integrazione si configura non come una sintesi rigida di entità statiche ma come un processo di cambiamento capace di portare a nuove teorie e prassi nella clinica (Arkowitz, 1997).

    3) Per integrazione tecnica si intende la selezione di tecniche efficaci per l'aiuto alla persona con le sue specifiche caratteristiche cliniche.
    Le tecniche psicoterapeutiche ovviamente non possono essere separate dal loro contesto costituito dalla relazione terapeutica.
    Entrambe partecipano del processo di psicoterapia.
    La ricerca degli ingredienti attivi di una terapia efficace e degli eventi significativi in terapia, che correlano con il cambiamento terapeutico, costituisce un' area di ricerca clinica di importanza fondamentale in una prospettiva di integrazione.

    In sintesi, per quanto riguarda ciascuna di queste aree si sottolinea la necessità che lo sviluppo concettuale e la ricerca empirica procedano insieme (Wolfe, Goldfried,1988).

  • Introduzione

    Nel 1872 venne pubblicata da Darwin l'opera "L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali", nella quale venivano sostenute tre tesi fondamentali:

  • la continuità nella filogenesi dei pattern espressivi delle emozioni lungo la catena evolutiva dei mammiferi fino alla specie umana.
  • il significato delle emozioni come pattern di comunicazione sociale intraspecifica con valore di adattamento evolutivo.
  • la disponibilità per i cuccioli, compresi quelli umani, di un corredo di espressione emotiva geneticamente preordinato che interagisce con le esperienze relazionali, in particolare con gli adulti che si prendono cura.

    In anni di poco successivi nella costruzione del modello psicoanalitico Freud elaborò e definì come centrali i processi emozionali nelle dinamiche psichiche normali e patologiche.

    Con il movimento psicoanalitico iniziò una teorizzazione ed una prassi della formazione professionale degli psicoterapeuti, basata in parte sulla conoscenza del modello teorico e soprattutto sull'analisi delle dinamiche personali inconscie e sulla supervisione del lavoro terapeutico.

    Lo studio dei sistemi emozionali-motivazionali come centrali nell'organizzazione dei comportamenti normali e patologici e dei processi di psicoterapia, è stato sviluppato successivamente dai modelli cognitivo-comportamentali dinamici ed umanistici,di psicologia clinica e psicoterapia,con notevoli differenziazioni all'interno dei diversi costrutti epistemologici.

    Nel corso degli ultimi decenni le emozioni nel lavoro clinico sono state sempre più valorizzate, con una serie di contributi sia di natura teorica che clinica, oltre che nei modelli psicodinamici, anche in quelli cognitivi-comportamentali e dell'area umanistica.
    Pur nella differenza dei modelli epistemologici, si sono delineati alcuni principi fondamentali, che integrano comportamenti, emozioni e cognizioni:

  • La esperienza emotiva, attraverso i processi cognitivi e fisiologici, può modificare la percezione degli stimoli percepiti e così la reazione emotiva stessa.
  • Essa può anche modificare la valutazione cognitiva degli stimoli e così dare forma a nuove e diverse esperienze emotive.
  • Essa può modificare infine le reazioni fisiologiche attivate dalla stimolazione così modificando la percezione della emozione stessa.
  • Le emozioni sono organizzatori fondamentali del comportamento e dei sistemi di significato in senso ontogenetico
  • Le emozioni costituiscono processi fondamentali delle relazioni sociali sia in senso evolutivo sia come costruzione endopsichica.
  • La consapevolezza e la espressione delle emozioni sono centrali nelle relazioni psicoterapeutiche e nei processi di cambiamento.

    Negli anni '60 e '70 sono stati elaborati approcci di valore clinico riconosciuto quali il modello di Perls nell'area gestaltica , il modello di Lowen nell'area bioenergetica, le metodiche di "focusing" di Gendlin (Gendlin,1984,1995) nell'area rogersiana, l'opera di Bowlby (Bowlby,1969,1973,1980) sulle teoriche dell'attaccamento, a partire da una area dinamica verso prospettive etologiche e cognitive, proseguita nei lavori dalla Crittenden, il modello di Buck dei sistemi emozionali-motivazionali, il cognitivismo "caldo"(Safran e Greenberg,1982,1986,1987).

  • Modello epistemologico

    Il modello da noi proposto si avvale dell'approccio gestaltico per il riconoscimento e l'accettazione delle emozioni nel "qui ed ora"e del modello cognitivista "caldo" per ciò che riguarda l'elaborazione dei significati e lo sviluppo della trama narrativa.
    l'obiettivo formativo è abilitare lo psicoterapeuta in queste aree fondamentali, in maniera che sia capace di promuovere una psicoterapia integrata nella persona (e non eclettica), dove consapevolezza, trama narrativa ed espressione emotiva confluiscano in un vissuto sincretico e sintetico.

    L'uomo è inteso come sistema olistico caratterizzato da una famiglia di sistemi funzionali interconnessi che comunicano tramite sistemi associativi, modulati dai processi emozionali. I sistemi emozionali-motivazionali di base sono rappresentati da: il piacere, il dolore, l'aggressività, la paura, il disgusto, come sistemi primari e poi la colpa, la vergogna, come sistemi secondari. La disponibilità di una qualità-quantità di sistemi funzionali organizzati secondo priorità di adattamento costituisce la rete di processi che è alla base della "normalità". La "povertà" dei sistemi emozionali capaci di creare significati adattivi costituisce una condizione di rischio per lo sviluppo del distress psicologico e della psicopatologia.

    Sono i sistemi funzionali umani in seno filo ed ontogenetico che costituiscono la rete in grado di adattarsi e di evolvere in quanto patrimonio dell'uomo.
    L'incontro fra le diverse componenti umanistiche, gestaltiche e cognitiviste porta piuttosto a ritenere che l"umanità" della persona abbia dimensioni e confini più ampi di quanto proposto da singoli modelli clinici.

    Il riferimento culturale è a Terenzio (ca 150 d.c.) che fa dire ad un suo attore: "Homo sum. Nihil umani a me alienum puto" dà senso ed illustra la visione "ideologica" di un orientamento centrato sull'"umano".
    Negli ultimi decenni clinici ad orientamento esperenziale hanno proposto un modello "semplice" di organizzazione psichica con dirette implicazioni per la psicoterapia (Polster e Polster,1973).
    Esso prevede tre variabili fondamentali che costituiscono , Esperienza, Consapevolezza e Responsabilità, raffigurate come lati di una figura geometrica triangolare, che costituiscono le funzioni psicologiche fondamentali del sistema sano ed adulto. In questo modello le tre variabili sono necessarie e continuamente interagenti. Nella misura in cui ciascuna variabile è deficitaria, traina nel deficit anche le altre e si costituiscono modelli di rischio psicopatologico differenti.
    Per Esperienza si intende il vissuto psichico, secondo i vari livelli degli stati di coscienza, in relazione ad una gamma molto ampia di sistemi funzionali: sensazioni, percezioni somatiche , percezioni esterne ( visive, uditive, olfattive, gustative, tattili) ed emozioni, memorie, immagini, parole e pensieri.
    Questi sistemi funzionali sono organizzati in un sistema integrato, con una struttura fondamentalmente gerarchica, guidata dai sistemi emozionali-motivazionali di volta in volta prevalenti.
    Per Consapevolezza ci si riferisce all'esperienza percettiva ed emotiva e alla capacità di comprenderne a vari livelli, i significati.
    La consapevolezza è la funzione fondamentale di orientamento e di conoscenza, in particolare per quanto riguarda la percezione somatica e l'affettività.
    Con Responsabilità si definisce la capacità di attribuire a se stessi i processi motivazionali e decisionali che sono continuamente alla base dell'esperienza e delle relazioni sociali, in particolare riferiti a situazioni problematiche e conflittuali.

    La terapia gestaltica considera l'emozioni come un sistema di orientamento biologicamente adattivo, che di continuo guida l'azione.
    "La consapevolezza di emozioni non desiderate e la capacità di sopportarle sono la condizione sine qua non di una cura di successo" (Perls,1969) (pag.179). Il riconoscimento e l'accettazione delle emozioni costituiscono quindi i passi decisivi del processo di cambiamento. Perls considera i tentativi di controllare o eliminare le emozioni come causa di disfunzione e confusione, che potenzialmente possano portare alla patologia. L'ipercontrollo e l'evitamento non consentono alle emozioni di svolgere il loro compito di dirigere l'azione. Il controllo delle emozioni esita proprio nei comportamenti che era designato ad evitare, cioè in perdita di controllo. In questa prospettiva la psicoterapia può essere considerata una formazione alla consapevolezza emotiva. La terapia gestaltica utilizza come mezzi terapeutici sia la consapevolezza che l'espressione emotiva.
    L'esperienza del "continuum di consapevolezza" rappresenta una pratica di psicodiagnostica e di psicoterapia che fa parte delle tecniche "storiche " della Gestalt e che in realtà rimanda a pratiche di conoscenza di diverse culture attraverso il tempo ed anche ad una parte della cultura psicoterapeutica europea.
    Rendersi conto "qui ed ora" di sé tramite un sistema di codici conoscibile psicologicamente amplia lo spazio della coscienza e rimanda alle emozioni ed ai significati che circondano l'evento in senso storico e relazionale.
    Il contatto con l'esperienza percettiva ed emotiva attuale fa parte di un sistema complesso che è in relazione sia con il presente affettivo che con la memoria storica collegata a sistemi di significato rilevanti in senso ontologico.
    I processi di attenzione e di consapevolezza sono per loro natura cangianti sicché anche il contatto non può essere intenzionalmente fissato ma è in continuo accadere.
    Il modello di psicoterapia della Gestalt storicamente ha sostenuto come dinamiche fondamentali della relazione psicologica con sé e con l'altro la presa di consapevolezza della realtà dell'altro e delle emozioni suscitate dall'incontro con quella realtà.
    Il sistema motivazionale di base è stato identificato come "sistema di avvicinamento/allontanamento" in relazione alla realtà interna ed esterna. Questo sistema motivazionale è guidato dai pattern emozionali sia nella loro configurazioni filogenetiche che ontogenetiche.
    Queste formulazioni sono state costruite sulla base degli studi su percezione, attenzione e memoria della Gestalt theorie e sulle emozioni secondo modelli etologici e comportamentali.
    Questi studi hanno trovato una continuità nelle successive elaborazioni delle teoriche dell'attaccamento.
    Le tematiche della accettazione dei dati dei processi di consapevolezza e della continua dinamica fra avvicinamento-allontanamento di natura emozionale delle proprie rappresentazioni interne e delle relazioni esterne, rappresentano l'area centrale dei processi di crescita e di terapia. Si costituisce un "continuum relazionale" di natura motivazionale ed emotiva fra l'esperienza di- e con sé e l'esperienza dell'- e con l'altro.
    I termini del continuum sono costituiti dalle esperienze di fidarsi di sé e di affidarsi all'altro che si riverberano di continuo e costituiscono sicurezza ed autonomia sulla base della percezione dei "confini".
    Il focus di attenzione e di consapevolezza dell'esperienza cognitiva ed emozionale è continuamente mobile in ragione dei sistemi motivazionali che guidano le relazioni con sé e con l'ambiente.
    In questa serie di rappresentazioni fra persona ed ambiente, presente e passato, si inseriscono anche schemi di modalità relazionali e quindi di natura emozionale, che costituiscono delle modalità di relazione proprie dell'organizzazione psicologica della persona in ragione della sua costruzione storica.
    Lo sviluppo emotivo è quindi caratterizzato da un insieme di stabilità e di continuo cambiamento in una relazione continua fra modalità adattive "sane" e problematiche.

  • Modello di psicopatologia

    L'elemento comune della psicoterapia gestaltica e del cognitivismo "caldo" è il riconoscimento del primato dei sistemi emozionali - motivazionali, nella loro storia evolutiva, nel determinare le caratteristiche delle modalità adattive sia sane che disfunzionali.

    Nella prospettiva gestaltica due sono gli elementi fondamentali di rischio psicopatologico:
    a) il carattere "coatto", cioè automatico, rigido, invariante, reiterato, delle modalità di rappresentazione e di relazione, soprattutto di natura emozionale.
    b) la mancanza di consapevolezza intesa come capacità di rendersi conto dell'esperienza e di riconoscimento dei sistemi di significati, sia nel contesto presente che nella rete di memoria storica.

    Con un riferimento, con un certo grado di libertà, al principio di pregnanza, che Wertheimer aveva formulato per i sistemi funzionali della percezione, le modalità adattive problematiche vengono intese come la "migliore" soluzione, alle condizioni date, ai problemi di natura adattiva relazionale di cui la persona è stata capace.
    Queste modalità per loro natura hanno la tendenza ad autorganizzarsi ed autorigenerarsi secondo la guida di sistemi primari, volti a controllare il distress psicologico ed ad evitare il rischio ed il costo dei cambiamenti.
    Il costo di queste modalità d'adattamento è rappresentato dal grado di "povertà" dei sistemi funzionali e di rappresentazione disponibili per la vita e dalla riduzione delle capacità di consapevolezza, come processi di conoscenza continuamente in divenire.
    L'impostazione teorica relativa alla psicopatologia identifica su queste basi un continuum fenomenologico che va da condizioni minori di distress fino ad organizzazioni gravemente patologiche.
    Nella impostazione epistemologica della teoria gestaltica l'esperienza centrale, che connota la qualità della "salute" psichica e l'effetto della psicoterapia, è rappresentata dalla capacità di scelta consapevole fra modalità adattive a rischio ed altre, nuove, con significati e configurazioni emotive con valore evolutivo di adultità.
    La consapevolezza consente di accettare l'esistenza del conflitto, farvi fronte e poterne vivere le emozioni, contenendole ed integrandole.

    In altre parole, il modello gestaltico, per quanto riguarda la dimensione psicopatologica, si basa su due processi fondamentali:
    a) la prevalenza dei sistemi di controllo e di dovere, riferibili a condizionamenti familiari e sociali, che impediscono lo sviluppo delle capacità personali e specialmente di quella capacità rappresentata dalla "scelta". ( Io devo, Io non riesco, Io non posso fare altro che..).
    b) la prevalenza dei sistemi di dipendenza sociale con rinuncia ad aree vitali dei sistemi funzionali, diversamente espressi nella singola persona, ma accomunati dal fatto che una persona vive "come se" non ne avesse disponibilità.

    Tradizionalmente la Gestalt non è stata interessata alla ricostruzione sistematica delle storie di vita, a partire dall'assunto che le caratteristiche salienti della persona emergono nell'esperienza "qui ed ora".
    La Gestalt dà rilievo al concetto del confine "Io-Tu" ed ai processi emotivi di natura interpersonale che avvengono a quel livello.
    La patologia si realizza quando si attivano nella persona costrutti che non le sono propri; di solito legati ad esperienze infantili.
    Ad esempio le identità negative, cioè sistemi di identità che provengono dall'esterno tramite il gioco delle relazioni familiari e degli apprendimenti sociali e che vengono assunti come tali (introietti).
    Tali contenuti di solito rappresentano elementi patologici genitoriali.
    I difetti del Sé si strutturano nella prima infanzia quando le relazioni affettive si svolgono esclusivamente o prevalentemente mediante il linguaggio corporeo.
    L'elemento centrale è costituito dai bisogni evolutivi infantili che vanno incontro a carenze ed a sentimenti negati con la possibilità di una trasmissione transgenerazionale dei tratti di carattere delle figure di attaccamento.
    Il nucleo fondamentale della psicopatologia consiste nella fissità di vissuti emotivi primari, che si strutturano in certe modalità del corpo, considerate normali per la persona.
    Il recupero dell'autenticità e della ricchezza dei vissuti emotivi promuove l'adultità, cioè l'essere uomo/donna che la persona è, con capacità di scelte autonome in relazione ai propri bisogni.

    L'approccio cognitivo fa riferimento, nel contesto dei processi di attaccamento, ad organizzazioni precoci di sistemi relativamente stabili con elementi di rischio psicopatologico in rapporto alle esperienze di carenza di protezione ed accudimento.
    Il dato centrale dei modelli cognitivi "caldi" è l'esistenza delle reti di memoria emotiva (emotional schemata) che configurano una continuità nella storia personale, che può essere narrata, tra i vissuti di oggi e quelli più antichi.
    Esistono livelli verbali e cognitivi sia impliciti che espliciti, in continua dialettica reciproca, in particolare tra i sistemi di attaccamento primario e la loro organizzazione nel sistema adulto.
    Il rischio psicopatologico si attualizza quando la persona non vive i problemi in termini reali e se ne dà spiegazioni non"vere" .
    Ciò vale per quanto riguarda sia la realtà contingente che i sistemi interni di rappresentazione.

    L'esperienza del conflitto è in realtà continua nella condizione esistenziale e non solo nelle circostanze di crisi.
    I sistemi di adattamento consentono di gestirla in termini tali da tenere al livello più basso possibile il livello di distress psicologico.
    A partire dalle relazioni primarie e dalla costruzione dei sistemi ordinativi del Sé, gli assetti emotivi fondamentali per loro natura tendono a rendere automatiche le modalità di gestione delle situazioni problematiche, fuori dall'esperienza di consapevolezza.
    L'ipotesi forte che è all'origine della prospettiva da noi condivisa è che la persona-bambino/a si sia adattata "scegliendo" la "migliore" configurazione possibile di emozioni e di significati, spesso al costo di pesanti rinunce in termini di di abilità e quindi di autonomia.

  • Caratteristiche del modello di psicoterapia integrata centrata sulle emozioni

    La scuola che viene proposta in una prospettiva di psicoterapia integrata centrata sulle emozioni si fonda su i modelli teorici e metodologici del cognitivismo "caldo"e della terapia gestaltica.

    In riferimento allo schema proposto da Arkowitz (1993), è possibile identificare:
    1) fattori comuni
    2) elementi di integrazione teorica
    3) elementi di integrazione tecnica

    1) Fattori comuni

    Si possono identificare alcuni temi comuni caratterizzanti questo modello psicoterapeutico centrato sulla consapevolezza e sulla capacità di costruzione della realtà :
    a) Il primo tema è rappresentato dal riconoscimento del valore della persona e dalla sua capacità di essere protagonista della ricerca e della scoperta in relazione alla propria esperienza.
    Tale capacità può portare alla" libertà "come autodeterminazione.
    Nel lavoro terapeutico la persona è aiutata ad identificare e a dare significato alla propria esperienza personale.
    Tageson (1992) si riferisce alla "unicità della coscienza umana e alla importanza di comprendere la percezione di questa persona se si vuole comprendere completamente il suo comportamento".
    L'ipotesi di fondo è che la persona abbia un accesso privilegiato alla propria esperienza e che sia l'unico vero "esperto" di se stesso.
    Il terapeuta, anche se molto capace, non ne "sa" mai più del paziente sulla sua realtà (Simmons, 1984).
    Il contesto terapeutico è qualificato allora dalle condizioni per una esplorazione interna piuttosto che dalle interpretazioni, dalle prescrizioni.
    La competenza del terapeuta è fondamentalmente centrata sulla capacità di sintonia con i processi di consapevolezza "qui ed ora" del paziente alla scoperta di se stesso, anche se non sic esaurisce in questo.
    Il principio di base è che il significato personale sta nell'esperienza stessa e che il paziente, in condizioni adeguate, può ricostruire i propri significati.
    Il primo elemento è rappresentato dal riconoscimento del valore della persona e della sua capacità di essere protagonista della ricerca e della scoperta in relazione alla propria esperienza.
    Nel lavoro terapeutico la persona è aiutata ad identificare e a dare significato alla esperienza personale da se stessa.
    L'ipotesi di fondo è che la persona abbia un accesso progressivamente più libero alla propria esperienza in particolare con il terapeuta e questo costituisce probabilmente l'elemento terapeutico fondamentale.
    Lo psicoterapeuta lavora sempre all'interno dello "spazio del sapere" della persona.
    Nell'approccio gestaltico il terapeuta può essere anche direttivo, creando situazioni sperimentali allo scopo di aiutare a scoprire aspetti dell'esperienza in particolare per quanto riguarda i processi di evitamento e conflittuali.
    Esso è anche un testimone attento per quanto riguarda i comportamenti non verbali.
    Fin dall'inizio nell'area gestaltica la consapevolezza è stata ritenuta un fattore di cura di per sé.
    I conflitti del paziente fra significati diversi della propria esperienza, variamente simbolizzati, interferiscono con la consapevolezza.
    Il terapeuta è un testimone attento per il paziente ed una presenza, nella relazione, che attiva l'espressione di emozioni e significati.
    La terapia è un processo intenso di scoperta che si svolge nella dimensione della complessità e della creazione della rete dei significati attraverso la consapevolezza, che progressivamente può essere raggiunta, della realtà esperenziale della persona (Greenberg, Rice, 1997).

    b) Il secondo tema è rappresentato dalla tendenza alla crescita ed alla realizzazione attraverso scelte che sono guidate dalla consapevolezza del presente nella prospettiva del futuro e non solo dall'esperienza del passato.
    Ancora Tageson (1992)sostiene che "la consapevolezza trasforma la tendenza dell'organismo alla attualizzazione in una tendenza direzionale che ha più a che fare con la nozione di sé come centro della intenzionalità in una ricerca più o meno costante di significato"(p.40).
    La tendenza alla propria attualizzazione attraverso la crescita, l'autodeterminazione e la capacità di scelta costituisce il tema che attraversa tutto il processo della terapia.
    Ciò diventa possibile quando la persona impara a discriminare con chiarezza sensazioni, emozioni, bisogni nel proprio continuo cambiamento.
    La consapevolezza di natura sensoriale e sensitiva costituisce la base della consapevolezza emozionale, in particolare per quanto riguarda le emozioni del piacere vs del distress psicologico.
    Il lavoro con la consapevolezza delle sensazioni è anche rivolto alla esplorazione delle modalità di soppressione dell'esperienza emotiva.
    Nella prospettiva gestalt viene promossa l'attenzione della persona sui dati esperenziali che costituiscono la base delle scelte.
    Lo scopo della terapia è che la persona acquisisca una capacità di autosostegno, inteso come capacità relazionale e motivazionale libera e autonoma.

    c) Il terzo tema è costituito dalla capacità di costruzione di nuovi significati che non sono determinati puramente, dal passato e dall'ambiente.
    Lo sviluppo di queste capacità può essere facilitato o bloccato secondo processi di varia natura che in gran parte costituiscono il campo della psicoterapia.
    Il processo è costituito dal passaggio fra la simbolizzazione esperenziale, di natura tacita, alla simbolizzazione dell'esperienza in codice di parola (Gendlin, 1984).
    Questo processo è sostenuto dalla rete delle emozioni percepite ed espresse.
    Il significato è riflessivo e deriva dall'esperienza.
    La costruzione del significato è un processo di consapevolezza percettiva piuttosto che concettuale.

    d) Il quarto tema è costituito dal riconoscimento della specificità soggettiva dell'esperienza di ciascuno.
    La relazione terapeutica viene a costituirsi come una modalità particolare di intersoggettività.
    La relazione è un fattore fondamentale di cambiamento di per sé in senso curativo.
    Essa determina un clima tale da consentire al paziente e al terapeuta la possibilità di processi di esplorazione e consapevolezza sì da venire in contatto con aspetti che possono non essere mai stati riconosciuti ed espressi ad altri e anche a se stessi.
    In questo senso la relazione è reale.
    Per questo fine il terapeuta ha la necessità di essere "autentico" e "presente" alla relazione e a ciò che accade.
    Egli svolge volta a volta un ruolo di testimone, di accompagnatore, di guida allo scopo di facilitare ed esplorare l'esperienza del paziente a misura delle sue capacità e nel rispetto della sua umanità essenziale.
    Sotto questo profilo Greenberg, Rice e Elliott (1993) hanno studiato l'importanza dell'empatia come "ambiente relazionale" di cura e una serie di compiti integrati di valore terapeutico.

    In sintesi, i fattori comuni sono rappresentati da:

  • il paziente è competente nella e per la propria terapia, "esperto" della propria storia in senso narrativo emozionale.
  • il terapeuta è una persona autenticamente disponibile ed affidabile.
  • i processi emotivi svolgono un ruolo fondamentale nei sistemi di attaccamento-protezione.
  • i sintomi si organizzano in aree di grande rilevanza evolutiva della persona.
  • l'esperienza terapeutica corrisponde all'acquisizione di crescenti gradi di libertà, a livello cognitivo, emotivo e di comportamento.
  • l'organizzazione gerarchica ontogenetica e filogenetica dei processi motivazionali-emozionali , in particolare per quanto riguarda i livelli consapevoli e taciti
  • il ruolo fondamentale dei processi emotivi nei sistemi di attaccamento-accudimento
  • capacità di consapevolezza della propria storia in senso narrativo-emozionale
  • capacità di autoterapia del paziente.
  • i conflitti sono continuamente ricreati nelle interazioni contemporanee delle persone
  • la salute psichica coincide con l'acquisizione di crescenti gradi di libertà, che si attivano a vari livelli: esperenziale, di significati, espressivo.
    Essi si coniugano con la capacità di consapevolezza, di padronanza di sé, di scelta e di assunzione di responsabilità.
  • l'esperienze emotive delle relazioni primarie costellano organizzazioni cognitive ed emotive che orientano le modalità di interazione con sé e con l'ambiente.
  • Il terapeuta è una persona autenticamente disponibile ed affidabile.

    2) Elementi di integrazione teorica

  • la focalizzazione sella esperienza emotiva "qui ed ora", capace di attivare processi di consapevolezza.
  • le teorie dell'attaccamento relative alle esperienze protezione-separazione.
  • la relazione tra le storie personali ed i rischi psicopatologici.
  • i processi fondamentali di psicopatologia consistono nella fissità di vissuti emotivi primari con la costruzione di sistemi illusori e paradossali. La cornice concettuale che viene presentata propone una prospettiva integrata di emozioni, cognizioni e comportamenti nel processo di cambiamento in psicoterapia.
    Questi tre aspetti dell'esistenza umana sono interdipendenti e inseparabili (Greenberg e Safran, 1987).
    I principi su cui è costruita la proposta si basano su alcune acquisizioni patrimonio da molto tempo della psicologia generale e della psicologia clinica.

    a) Le emozioni sono forme di informazione delle motivazioni e delle tendenze all'azione.
    Esse partecipano di un sistema complesso di elaborazione che fornisce informazioni di grande valore adattivo.
    Aiutare i pazienti a portare l'attenzione in terapia sulle loro risposte affettive è quindi un mezzo per accrescere il loro potenziale di soluzione dei problemi.

    b) Non tutte le esperienze e le espressioni emotive sono adattive.
    Alcune possono essere risposte secondarie che non aiutano la persona nel suo adattamento esistenziale.

    c) Non c'è un unico processo di cambiamento che coinvolga le emozioni in psicoterapia ma piuttosto una serie di processi.
    Poter accedere ad emozioni prima non conosciute può costituire un'esperienza terapeutica in certi momenti e a certe fasi; in altre situazioni è importante l'espressione delle emozioni e le progettualità implicite che ne derivano.
    In altre ancora vi può essere la necessità di una ristrutturazione (Greenberg e Safran, 1987).

    d) L'evocazione delle emozioni in una maniera immediatamente esperita è un prerequisito per il cambiamento di certe strutture di memoria coinvolte nell'esperienza emotiva.

    e) La valutazione intuitiva nell'esperienza emozionale è in relazione con il ruolo fondamentale dell'esperienza percettiva nella costruzione della realtà (Arnold, 1970).
    I processi di elaborazione possono funzionare secondo modalità consapevoli o tacite. f) In sintesi, le emozioni forniscono le basi motivazionali del comportamento.
    Esse collegano la persona con il mondo secondo processi orientati "verso", "con", "contro", "via" dalle diverse rappresentazioni dell'ambiente esterno e interno.

    La concettualizzazione delle emozioni come potenzialmente adattive ha delle implicazioni di grande importanza per la pratica della psicoterapia dal momento che sostiene una visione delle emozioni non in termini di risposte negative o indesiderabili, da dover eliminare, ma come un alleato nel processo di cambiamento.

    Ci sono due importanti corollari in questa prospettiva (Greenberg e Safran, 1987):

  • I problemi psicologici sono spesso il risultato del blocco o dell'evitamento di una esperienza emotiva potenzialmente adattiva. Il lavoro terapeutico è volto a consentire l'avvicinamento all'esperienza affettiva sottostante.
  • L'elaborazione piena di una esperienza emotiva porta a un cambiamento nella sua natura con l'emergere di nuove risposte adattive alle situazioni problematiche.

    Nella prospettiva di un modello cognitivo-costruttivistico l'elaborazione emotiva è il prodotto di tre meccanismi gerarchicamente organizzati: espressivo motorio, schematico e concettuale. Tutti e tre sono simultaneamente attivi.A livello del processo psicoterapeutico è possibile osservare solo il prodotto della loro interazione.
    La connessione fra la teoria della elaborazione dell'informazione e le teorie cliniche,può accrescere la possibilità di sviluppare modelli validi del cambiamento psicoterapeutico.

    Greenberg e Safran (1987) identificano cinque livelli operazionali attivi nei processi di cambiamento emozionale:
    1. Il processo di attivazione e di rappresentazione accurata a livello di consapevolezza qualificato come riconoscimento.
    2. L'accesso dell'elaborazione a livello schematico e la sua elaborazione a livello concettuale. La creazione di significato è in relazione all'interazione reciproca di questi due livelli.
    3. L'evocazione di schemi con forte emozionalità ,al fine di riorganizzare le informazioni della memoria affettiva. Nel contesto clinico questo è promosso attraverso l'attivazione emotiva.
    4. L'assunzione di responsabilità per l'esperienza affettiva che porta come conseguenza la modifica dell'elaborazione automatica in una elaborazione controllata.
    5. La modificazione degli schemi disfunzionali della elaborazione affettiva, promossa nel contesto clinico ,interrompendo le sintesi automatiche.

    Questi processi operano in tempi e gradi diversi nel processo terapeutico.
    Gli schemi emozionali di basso livello sono intrecciati con quelli di alto livello.
    Le strutture schematiche in relazione con l'identità personale operano al più alto livello dell'organizzazione affettiva.
    Il senso d'identità personale e lo schema del sé sono influenzati dalle reti emozionali di basso livello e dirigono e coordinano la sintesi dell'informazione.
    Il sé comprende molte rappresentazioni, alcune delle quali sono altamente emozionali, più o meno primitive o sviluppate,più o meno centrali per l'identità personale (Guidano e Liotti 1983).
    Nella misura in cui schemi del sé sono dissociati dal sistema,ciò determina il grado in cui la persona manca di un senso coerente di sé e va incontro a specifici disturbi psicopatologici.
    La psicoterapia accresce la consapevolezza delle parti dissociate del sé e aiuta ad integrare queste rappresentazioni nel sistema del sé(Greenberg e Safran 1987).
    Il modello del cognitivismo "caldo" coniuga la teoria dell'elaborazione cognitiva con la teoria dell'attaccamento (Bowlby 1969,1973,1980).
    Le esperienze di attaccamento e separazione sono rappresentate attraverso l'elaborazione schematica che rappresenta sia l'esperienza del mondo fatta dal bambino che le sue risposte interne ad essa. Esse costituiscono una struttura interna cognitivo-affettiva che serve come memoria emotiva. Attraverso di esse vengono apprese ed interiorizzate regole associate con i comportamenti relativi.
    Esse servono come base di elaborazione concettuale in rapporto alla formazione di legami affettivi e delle esperienze di separazione. Le esperienze collegate con l'attaccamento e la separazione giocano un ruolo fondamentale nel sistema emotivo.

    Le dimensioni implicate nei processi di attaccamento sono fondamentalmente tre (Liotti 2000):
    1. Sicurezza-insicurezza (conforto-ansia nelle interazioni nelle figure di attaccamento)
    2. Organizzazione-disorganizzazione (grado variabile di coerenza,coesione,intenzionalità dei processi cognitivi e del comportamento)
    3. Conoscenza implicita-esplicita

    In anni recenti sono stati identificati quattro pattern di attaccamento fondamentali (sicuro,insicuro-evitante,insicuro-ambivalente o resistente, disorganizzato-disorientato). Esiste un corpo crescente di evidenze circa le relazioni fra la storia di attaccamento personale e il rischio psicopatologico (Reda,1986; Lorenzini Sassaroli, 1995; Liotti 2000; Speranza e Dazzi, 2000).

    In sintesi, gli elementi di integrazione teorica sono rappresentati da :

  • la ricostruzione della trama di vita avviene secondo sistemi ordinativi diversi
  • il paziente è competente nella terapia e per la propria terapia
  • la capacità terapeutica è correlata al "grado di libertà" e di evoluzione interiore raggiunto dal terapeuta e non all'acquisizione di tecniche.
  • i sintomi si riorganizzano in aree di grande rilevanza evolutiva per la persona.

    3) Elementi di integrazione tecnica

    La possibilità di integrare la terapia esperenziale di tipo gestaltico con altre terapie è attualmente possibile in ragione delle elaborazioni teoriche e cliniche recenti (Elliot e Greenberg, 1995; Greenberg e Rice, 1997).
    Si è venuto delineando un approccio integrato e non una scuola ristretta di terapia esperenziale, che accoglie contributi di molte origini fra cui il cognitivismo e le teorie sulle emozioni. Questo modello dà valore alla possibilità di accesso e di modifica degli "schemi" non secondo modalità puramente cognitive, ma con tecniche che promuovono l'attivazione emozionale (Reeve, Inck, Safran, 1993; Bohart, 1993). I concetti di "sé" e di "schema" sono diventati centrali nella prospettiva di integrazione in psicoterapia (Greenberg, Rice, Elliott, 1993; Segal e Blatt, 1993). In particolare la "patologia del sé" rappresenta un'area clinica con grandi possibilità di integrazione fra approcci diversi.
    In anni recenti, sulla base di studi teorici e ricerche sulle emozioni (Bower, 1981; Lang, 1984; Leventhal e Tomarken, 1986) e della esperienza clinica di terapia secondo un modello "emotion focused", Greenberg e Safran (1987) hanno sviluppato un modello integrato di elaborazione emotiva ad uso clinico. Essi ritengono che le emozioni siano tendenze all'azione che forniscono alla persona dei feedback adattivi circa le loro risposte alle situazioni. Esse sono una fonte di informazione importantissima in terapia, attraverso l'osservazione attenta, particolarmente nei momenti di forte intensità, dei comportamenti e dei vissuti nella relazione con sé e con l'altro.Questa base metodologica va oltre l'attenzione tradizionale delle terapie "umanistiche" alla consapevolezza dei sentimenti.
    E' stato di recente formulato un approccio di lavoro terapeutico in tre fasi attraverso la validazione, esplorazione e ristrutturazione delle emozioni (Greenberg e Paivio, 1997). In un contesto "sicuro" le emozioni negative sono evocate in seduta al fine di avvicinare e di esplorare gli schemi emotivi disadattivi.

    Questo approccio ha due scopi terapeutici fondamentali:
    a) Poter accedere alle tendenze adattive biologicamente fondate, ad es. l'aggressività a fronte di un attacco subito per poter stabilire e difendere i propri confini.
    b) Esporre gli schemi disadattivi alla ristrutturazione incorporando nuove esperienze, sulla base di risorse interne alternative, ad es. quando l'insicurezza di base vissuta dal paziente è ristrutturata con l'accesso all'aggressività e all'orgoglio.

    Nuovi lavori sono dedicati inoltre alla natura interpersonale del sé e al ruolo delle emozioni (ad es., la vergogna nella costruzione dei significati) nella costruzione di significati con un lavoro clinico focalizzato sul corpo.
    La prospettiva esperenziale e quella cognitiva si incontrano in un modello di lavoro terapeutico che si svolge lungo un percorso in cui si possano riconoscere dei passaggi essenziali con un andamento che è lineare e nello stesso tempo circolare.

    Gli elementi di processo sono costituiti da:
    a) focalizzazione prevalentemente "qui ed ora", su elementi di natura emozionale, percettiva, mnestica, relativi ad esperienze critiche, con fenomenologie di "blocco" e di "povertà" dei sistemi espressivi e di consapevolezza.
    b) accettazione della esperienza critica ed esplorazione delle motivazione ad affrontarla.
    c) elaborazione dell'esperienze conflittuali, vissute "qui ed ora", in maniera vivida e pregnante, spesso anche ricca di distress emotivo, in relazione a problemi ed accadimenti attuali.
    Le reti dell'esperienza percettiva e mnestica riportano tendenzialmente a vissuti circostanziati, anche molto lontani nel tempo, quando e dove quelle organizzazioni di significato e di emozioni si sono strutturate.
    d) esplorazione dei sistemi emozionali-motivazionali fondamentali, vissuti nelle circostanze evocate ed il confronto fra memoria e presente, nell'esperienza consapevole di sé e degli altri.
    L'andamento dell'esperienza in psicoterapia può essere così assimilato al movimento pendolare che dal presente va verso il passato e da questo ritorna ancora al presente, con un integrazione di dati emotivi, cognitivi e di competenze prima escluse.
    e) comunicazione emozionale con sé e con il terapeuta .
    f) costruzione progressiva della consapevolezza di sé e della natura dei problemi in termini reali.
    g) assunzione di un grado di responsabilità di se stessi che corrisponde alla disponibilità di un sistema emozionale - motivazionale di protezione in termini adulti per sé e per gli altri, che consente di ampliare la propria capacità di scelta.

    In sintesi, si configura un percorso individuale, dove il terapeuta non ha uno schema "giusto" preordinato da offrire o richiedere al paziente, ma è una presenza , con un ampio grado di libertà emotiva, che accompagna la persona nel suo percorso esperenziale di costruzione di conoscenza e di abilità operative.

    In questa prospettiva epistemologica la psicoterapia è un processo clinico complesso che in ogni istante vede l'intrecciarsi del momento diagnostico con il momento terapeutico. Per competenza diagnostica si intende non tanto e solo la focalizzazione sugli elementi di distress e di psicopatologia quanto anche sulle risorse disponibili della persona. Il nucleo essenziale della competenza terapeutica è rappresentato da una configurazione quantitativa e qualitativa del "saper essere" e non tanto dalla attivazione di un repertorio di tecniche, pure utili, ma secondarie alle caratteristiche personali.
    Gli elementi processuali della psicoterapia sono rappresentati dal riconoscimento dei propri sistemi emozionali-motivazionali, dalla loro accettazione ed infine dalla loro espressione in una dinamica fra emozioni positive di autoprotezione da una parte ed emozioni vitali vissute e liberamente espresse, ma non fuori controllo, dall'altra. Pertanto gli indici di "qualità della vita" sono costituiti dalla "libertà di accesso" ai propri sistemi funzionali ed in particolare a quelli emotivi.
    L'esperienza terapeutica è fondamentalmente la possibilità di incontrare la propria capacità di prendersi cura di sé, in senso emozionale positivo. Su questa base è possibile che nasca e cresca anche la capacità di prendersi cura degli altri in termini reali, cioè nella loro realtà di persone, analoghe e diverse, in relazione ad altre incontrate nella propria vita.
    Il modello esperenziale e quello cognitivo "caldo" si incontrano anche nelle modalità proprie del terapeuta,differenziate a seconda delle caratteristiche della relazione clinica e vanno dal costituire,una "base sicura" per il paziente, al proporsi come un" perturbatore strategicamente orientato".

    Allo psicoterapeuta è richiesta nei propri confronti una competenza di profonda consapevolezza emozionale propria, e nei confronti del paziente capacità di protezione e di alternativa nell'ambito di una relazione attenta, continua e sintonica.
    Una realtà professionale ed umana, riassunta dalle parole di Perls: "Io sarò con te" (Perls, 1969).

    Gli elementi precedentemente delineati in relazione ai processi della psicoterapia sia per il paziente che per il terapeuta rimandano al modello inizialmente descritto in termini "Esperienza - Consapevolezza-Responsabilità.

    In sintesi, quindi, l'integrazione tecnica riguarda l'utilizzo di metodologie volte a facilitare lo sviluppodi capacità di consapevolezza, padronanza di se, scelta e assunzione di responsabilità. Di particolare importanza sono le tecniche che promuovono capacità di:

  • focalizzazione emozionale
  • espressione emotiva
  • narrazione di sequenze della storia personale con codici divesrsi ( parola, movimento, fantasia, sogno)
  • espressione attiva di nuovi comportamenti
    In particolare gli elementi della integrazione tecnica sono rappresentati da:
  • Condivisione di tecniche di varia provenienza nei modelli umanistici e cognitivi, volte a attivare sistemi funzionali di base quali attenzione, memoria, percezione, affetti, comportamenti manifesti, allo scopo di una focalizzazione emozionale e cognitiva.
  • Tecniche volte alla integrazione dei vari livelli dell'esperienza emotiva (cognitivo,verbale, emotivo, somato-fisiologico).
  • Tecniche di accrescimento della attenzione alla propria espressività emotiva.
  • Tecniche di focalizzazione sul presente.
  • Tecniche di intensificazione della espressività emotiva.
  • Tecniche di rielaborazione di momenti critici.
  • Modalità di rappresentazione (rehearsing) di episodi della storia personale e di sviluppo della narrazione con codici diversi.
  • Fantasie guidate.
  • Una gamma di tecniche di narrazione e di elaborazione di sogni.

  • Evidenze di efficacia

    Una serie di studi recenti è stata dedicata alla valutazione dell'efficacia delle terapie esperenziali "emotion focused".
    In uno studio condotto con meta-analisi sugli effetti delle terapie esperenziali Bergin e Garfield (1994) hanno dimostrato un'efficacia equivalente con i modelli cognitivo-comportamentali e psicodinamici.
    Altri studi hanno preso in considerazione l'efficacia della terapia con pazienti con disturbi di personalità (Delisle, 1992), con disturbi depressivi gravi (Greenberg, Rice e Elliott, 1993), con storie di maltrattamenti subiti nell'infanzia (Paivio e Greenberg, 1995), e di terapie di coppia (Greenberg e Johnson, 1997). Inoltre Goldman e Greenberg (1995) hanno mostrato come la profondità e l'intensità dell'esperienza vissuta dal paziente in relazione a propri temi centrali si correli positivamente con il buon esito della terapia.
    Per quanto riguarda l'approccio cognitivo, la sua efficacia è dimostrata da una ricca documentazione (Roth e Fonagy,1997)

  • Modello di formazione

    Nella prospettiva di psicoterapia integrata, centrata sulle emozioni, è necessario l'esperienza personale del trainee per due finalità:
    a) che egli si possa convincere sulla base dell'esperienza, che i cambiamenti emotivi sono possibili
    b) prenda fiducia nelle sue risposte ed in quelle dei pazienti.

    Il rischio è che chi si trova nel ruolo clinico non sia in grado di costituire un ambiente relazionale accettante, che possa facilitare l'accesso all'esperienza emotiva e lo sviluppo adattivo del paziente. Molte persone in formazione spesso hanno paura delle emozioni proprie ed altrui. Il timore di perdere il controllo di se stessi impedisce di accettare e di lavorare con le emozioni del paziente. Questa paura può essere superata con l'esperienza personale in modo da rendersi conto che si può evolvere verso una maggiore libertà di adattamento.
    In una prospettiva di formazione clinica aperta agli orientamenti accomunati dal ruolo terapeutico centrato sull'identità emotiva del terapeuta, l'iter formativo può essere schematizzato in termini di una figura triangolare a cui vertici si identifica l'esperienza di Paziente, Esperto e Terapeuta.
    Con questa figurazione metaforica si prospetta una realtà complessa ed integrata facente parte di ogni clinico psicoterapeuta a ogni punto del proprio iter, cioè a partire dall'inizio e tendenzialmente per sempre. In realtà in una prospettiva umanistica ed olistica queste dimensioni appartengono ad ogni persona nella sua condizione umana anche quando si configuri la situazione di assunzione di ruolo di persona con problemi in relazione alla propria salute fisica e psichica.
    L'esperienza di paziente corrisponde sia ad una situazione esistenziale che ad un ruolo di persona che porta un problema in relazione alla propria salute, secondo una gamma che si estende da minime difficoltà a gravi crisi.
    L'esperienza di esperto consiste nell'assunzione di capacità di conoscenza, di osservazione, dei comportamenti e dei problemi in termini reali, anche questo secondo una gamma che va da dimensioni osservative ad altre più cognitivizzate.
    Infine l'esperienza di terapeuta, intesa come la capacità di prendere contatto con la realtà esistenziale di sé e dell'altro, con i suoi caratteri problematici, di empatia, di protezione dal distress psicologico, di attivazione di risorse alternative per un cambiamento favorevole.

    L'iter formativo si configura come una esperienza continua di assunzione, di volta in volta, di una di queste posizioni.
    Esse rimandano in realtà ancora una volta ad un unicum, che corrisponde alla qualità della competenza clinica dello psicoterapeuta, che evolve secondo processi riverberanti tra queste tre variabili fondamentali.
    Modelli consolidati di training clinici per la formazione alle competenze psicoterapeutiche, focalizzate sulle emozioni, individuano tre momenti formativi che possono essere integrati in senso longitudinale e trasversale.
    Essi sono costituiti da una terapia personale, individuale o di gruppo, da una supervisione delle relazioni cliniche, anch'essa in setting individuale o di gruppo, da un setting di formazione in gruppo secondo modalità che vanno dal sensitivity training alla psicoterapia.

    Il percorso di formazione alla psicoterapia fondamentalmente può essere ricondotto allo schema precedentemente illustrato per quanto riguarda i processi di psicoterapia. In particolare, sono cinque le tappe fondamentali di un percorso di esperienza, continuamente ciclico, che un trainer si trova a compiere durante l'iter di formazione.
    La prima corrisponde alla esperienza di riconoscimento dei propri processi emotivi, cognitivi e comportamenti, con caratteristiche problematiche.
    Tale esperienza può essere spontanea oppure promossa nell'ambito della relazione formativa, diadica o di gruppo.
    La seconda è costituita dall'accettazione, cioè dall'assunzione di valore delle propria dimensione problematica nelle specifiche difficoltà.
    Questo passaggio è fondamentale perché è solo attraverso tale accettazione che può avvenire il cambiamento.
    La terza consiste nella ricostruzione delle reti di significato, presenti nella storia evolutiva personale, che guidano i processi di motivazione e di rappresentazione.
    Il flusso di esperienza si muove secondo una dinamica che dai processi di consapevolezza "qui ed ora" va verso il "là ed allora" secondo dei nessi di natura emozionale ed infine ritorna alla situazione reale della dimensione presente, avendone integrati gli elementi evolutivi.
    La quarta è rappresentata dall'assunzione di più ampi gradi di libertà di espressione dei propri vissuti, in particolare per quanto riguarda le emozioni.
    La quinta corrisponde all'assunzione di responsabilità nei confronti di sé, della propria storia e delle relazioni con gli altri. Essa comporta anche il profondo riconoscimento delle proprie possibilità di scelta fra sistemi di comportamento diversi, secondo una gamma che va da forme più adulte ed evolute ad altre più "povere" e regredite.
    Tale condizione continuamente si rinnova e non è mai risolta in maniera definitiva.

    Il percorso formativo è concepito secondo un andamento che prevede un inizio tipo sensitivity training ( esplorazione di sé e delle proprie modalità relazionali) con metodica "in the group" centrato sulla singola persona, che ha poi una crescita della elaborazione della trama narrativa individuale in gruppo, sull'esperienza del filo delle emozioni,dei ricordi , dell'esperienza "qui ed ora", dei propri sistemi di motivazione - emozione. Infine passa ad un lavoro maggiore di espressione delle emozioni che va di pari passo con la continuazione della ricostruzione della trama narrativa.
    Questo percorso è inteso come un processo di abilitazione alla padronanza dei propri sistemi motivazionali - emozionali come capacità di consapevolezza, di scelta e di assunzione di responsabilità.

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